Lettera aperta.

 Caro Iacchité, mi sono imbattuta mio malgrado nel suo "articolo" e, dopo averlo letto attentamente 3-4 volte, alla ricerca di un significato e soprattutto di un perché, chiamata in causa in quanto cittadina, così come tutti i crotonesi che ha irrispettosamente buttato dentro il suo improbabile "minestrone", (dove non ha risparmiato niente e nessuno!?), ho deciso che non potevo non replicare su quanto da molto superficialmente scritto. 

Vede, io a Crotone ci ho sempre vissuto, ci vivo e ci continuerò a vivere. 

Eppure a Crotone ci ho perso un figlio. 

Il mio Giuseppe me lo hanno ammazzato sotto i miei occhi...

E Dio solo sa quanto dolore alberga dentro il mio cuore, che non hai smesso di piangere, insieme a me ed ai miei figli. 

E lo sanno anche tantissimi miei concittadini, che mi sono sempre stati vicini e non mi hanno mai abbandonata. 

Hanno "adottato" il mio dolore, la mia quotidiana sofferenza, fisicamente e moralmente, con sincerità, e tanto amore. Vero e disinteressato. 

Da soli, io ed i miei figli, non ce l'avremmo mai fatta. 

Anche e soprattutto questo significa essere una comunità, che come tutte purtroppo, racchiude in sé violenza, cattiveria e brutture umane che sono sempre esistite. 

Ma per tutto ciò, non c'è forse la giustizia divina e la giustizia degli uomini? Chi ha sbagliato ha pagato, e pagherà amaramente i suoi crimini.

Ecco perché non capisco e non condivido l'astioso e negativo pensiero nei confronti dei crotonesi. 

Il suo articolo ne parla come se fossero tutti dei criminali, delle persone stupide, superficiali e buone a nulla. 

No caro Iacchité, non è affatto così. 

Le consiglio di guardare oltre il suo naso, magari di vivere un po' di più la sua città, di parlare e conoscere meglio le persone, le loro gioie, i loro dolori, i loro disagi, le loro problematiche e le loro speranze. 

Perché non è vero che siamo tutti uguali, siamo simili in quanto esseri umani, ma non uguali. 

Altrimenti non si spiegherebbe questo mondo crudele, diviso, cattivo e bellicoso. Perché dunque, confondere il bene col male, il buono col cattivo, continuare ad insinuare gratuitamente, e gettare benzina sul fuoco? 

Forse vivere un momento di svago, di serenità e di sano divertimento collettivo è forse un reato? 

Se così fosse, il Capodanno non si dovrebbe festeggiare in nessuna parte del mondo. 

Davide è, e resterà sempre nei cuori di chi ha pregato, prega per lui, desidera solo il suo bene, e soprattutto che il grande miracolo possa compiersi. 

Tutto il resto, comprese le sue evitabili "prodezze" letterarie, lasciano solo il tempo che trovano. 

P.S. Vi invito, fra le altre cose, a documentarvi sul significato della parola "Gomorra", che lei ha indebitamente utilizzato per "raccontare" ed offendere Crotone ed i crotonesi.

Caterina Villirillo 

Presidente Associazione Libere donne 


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