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Visualizzazione dei post da novembre, 2022

Perché dobbiamo ricordare Lea Garofalo

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Torturata, uccisa e poi sciolta nell’acido. È questa la fine che merita una donna che si ribella alla ‘ndrangheta. Perché dobbiamo ricordare sempre Lea Garofalo? Perché ha alzato la testa e ha parlato rompendo schemi di omertà e anni di silenzio e sottomissione. La vita di Lea Garofalo, uccisa dall’ex compagno Carlo Cosco il 24 novembre del 2009, è stata legata a doppio filo alla criminalità organizzata calabrese. A quella realtà di corruzione, omicidi e regolamenti di conti, con cui ancora bambina impara suo malgrado a familiarizzare. Lea diventa testimone di giustizia nel 2002 per evitare che anche sua figlia segua lo stesso destino di morte. Nasce nel 1974 a Petilia Policastro, in provincia di Crotone, viene cresciuta da una nonna che le insegna che “il sangue si lava con il sangue”, perché quello è il diktat che la famiglia Garofalo segue da generazioni. Così, quando il padre di Lea viene ammazzato in una delle faide ‘ndranghetiste in cui sono coinvolti i Garofalo, a pareggiare i c...

Urlo di dolore in Cassazione per chiedere giustizia per Giuseppe e per altre quattro vite spezzate.

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  Partiti con il buio, com’è diventata all’improvviso la nostra vita, perché Giuseppe portava la luce attraverso il suo sorriso.   Viaggiamo verso Roma con mia madre e mio fratello per chiedere ancora una volta giustizia in Cassazione per l’omicidio di mio fratello, una mano armata dalla criminalità organizzata per distruggere non una vita ma quella di cinque persone, l’unica colpa per mia madre aver collaborato con la legalità e aver salvato gratuitamente tantissime vite che avrebbe dovuto salvare lo Stato.   Fin da bambina ho sempre seguito mia madre nei suoi percorsi e nelle battaglie contro ogni tipo di violenza e di soprusi, dopo la morte di mio fratello mi sono trovata catapultata nel mondo degli adulti insieme a mio fratello Paolo, avevamo 16 e 12 anni, due minori a cui è stata regalata gratuitamente una scena di violenza vera e propria.  Dopo quasi 5 anni sento ancora il freddo sulla mia pelle di    quelle aule di tribunale dove la giustizia ha perm...

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